venerdì 2 settembre 2011

Bob Kriger mi porta a Palazzo





Faccio giusto a tempo ad andare a vedere la mostra di Bob Kriger a palazzo reale, prima che finisca. Ci tengo, me lo sono promesso.
Salendo le scale maestose fino al primo piano cerco di valutare gli spazi generosi di questo ambiente, piccolo scrigno nel centro di Milano. Le larghe scale in granito circondate da marmo bianco con un rosso tappeto che scende mi invitano.

La prima sala in cui si entra e' sicuramente avvilente, considerato l'impatto russo-glaciale che fa il lungo bancone di truciolato ricoperto in laminato simil-legno scuro, dietro cui spunta un appendiabiti vuoto e una bionda signora. Una sessantenne in uniforme da guardiano che con un sorriso studiato e un gesto dettato dall'abitudine mi indirizza verso l'inizio della mostra.

Ma ecco la prima sorpresa, l'installazione di Kriger e' alla fine di una serie di saloni dalle molteplici uscite. Come in un labirinto facilitato basta seguire la via indicata, ma le altre porte, le false piste, continuo a chiedermi dove mi porterebbero. Arrivo quasi al traguardo, e poi no ci sto', torno in dietro, deraglio e seguo l'avventura per le vie misteriose e entro nel sogno.









Sara' il silenzio e l'aria ferma, o la solitudine e la sensazione di piccola trasgressione, o ancor piu' probabile tutto questo che si mescola, e mi porta in un'atmosfera di esplorazione, avventura, una caccia a nascondino attraverso saloni dagli alti soffitti finemente decorati, pavimenti geometrici o astratti come quadri surrealisti, rifiniture in marmo giallo di siena, porte che si susseguono, sale con colonne e dalle volte decorate a stucco. Tutto sembra visto dall'oblo di un sommergibile.






Ne approfitto anche per farmi un autoritratto in un laminato ricurvo che copre quella che doveva essere lo spazio di una porta. Perso come sono, ubriaco di stanze.






Veniamo al succo, la mostra val la pena vederla.
Si chiama "Krgr" e comprende tantissimi ritratti, soprattutto a persone note, con quel suo stile che lo rende un po' commerciale, quasi televisivo. Non si arrischia molto, gioca pulito, di fianco a ogni viso ci sono le mani del protagonista ben in vista, che danno valore, un gesto, un appoggio allo sguardo, un'allusione. Oltre ai classici portrait che lo rendono celebre, (Agnelli, Bill Gates, Armani,Idro Montanelli...) ci sono degli studi di arte mista con pittura, scultura fil di ferro. Si senteanche la presenza del digitale, vedete voi se ingombrante o meno.
La vigilanza non apprezza il suono dei clik, quindi un po' di straforo ecco qualche "scatto rubato"






Con Krig ho avuto l'occasione di passare alcuni momenti insieme un pomeriggio durante la settimana della "moda uomo" di quest'anno, una settimana esatta dopo l'inaugurazione della Krgr, "una bella soddisfazione" dice, "ma che fatica immane c'e' nel riuscire a organizzare le proprie esperienze di una vita in una mostra al centro di Milano". Nei due secondi prima che scomparisse umile e pacifico dietro l'angolo, sono riuscito a rubargli il tempo di una foto.



Senza curiosità non c'è stupore per la vita
e tutto scivola via quasi senza sapore e colore.
È una delle prime cose che ho imparato.
La mia passione per la ritrattistica
nasce proprio da questa "fame".
Fame di curiosità.

Bob Krieger, Una vita curiosa

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